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Accademia Grafologica Crotti di Edvige Crotti

Evi Crotti Internazionale

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L’IMPORTANZA GENITORIALE NELLA VITA DEI FIGLI.

Se la madre è la radice che nutre per irrobustire l’Io del piccolo, il padre lo alimenta e lo porta verso il mondo della realtà, dandogli un “concime sano” che lo rinforzo nella crescita sociale, favorendo così simbolicamente la comparsa di frutti sull’albero della vita del ragazzo. Due modi diversi ma interattivi di amare.


E quando avviene la separazione come ci dobbiamo comportare?
E’ una realtà della quale non possiamo esimerci, ma occorre che siamo pronti a sanare rapidamente la ferita, perché se per l’adulto tale scelta è a volte necessaria, per i figli è sempre e comunque motivo di sofferenza.


Occorre quindi attivare un nuovo approccio verso i figli affinché accettino, loro malgrado, la nuova situazione. Essi sono pronti, a volte più dell’adulto, al cambiamento. Ragionano un po’ come papa Francesco: piuttosto che subire “burrasche e strilli” è meglio una buona separazione, purché questa non sia una guerra.
Dopo un’esperienza andata male occorre un nuovo approccio alla nuova famiglia per evitare il perpetuarsi di una sofferenza dovuta a litigi continuati per l’ egoismo dell’adulto.
Ho assistito a separazioni pessime dove i figli venivano usati per scopi poco edificanti e a divorzi portati avanti in modo civile: in quest’ultimo caso ne hanno beneficiato i figli, che hanno potuto vivere bene il rapporto con chi è subentrato nella sua vita.
Un aiuto ci arriva da San Giuseppe, il padre putativo di Gesù.
Egli ha saputo stabilire, come genitore indiretto o subentrato, un rapporto educativo amorevole seguendo la crescita di Gesù come fosse suo figlio.
E Gesù lo accettava come padre. “Né da carne né da sangue, ma dall’amore…. E’ un ipotesi, suggeritami dai figli di separati.
Mi raccontava Alberto di 12 anni: “non mi piace chiamarlo amico della mamma e così lo chiamo papà, pur sapendo che non è il mio padre naturale con il quale ho peraltro un rapporto sereno e forse anche migliorato”.
Per aiutarli nell’inserimento in una nuova famiglia e per poter stabilire con i nuovi componenti un’amicizia, occorre che i genitori, una volta separati, siano liberi da possessività, rivalità e gelosia verso colui o colei che deve sostituirli nell’educazione assumendo responsabilmente la nuova realtà.
La psicologa, docente all’Università La Sapienza di Roma, Anna Oliverio Ferraris in un suo libro auspicava che il cosiddetto “amico di mamma” o “l’amica di papà” venissero rispettivamente chiamati secondo papà e seconda mamma. Ciò  favorirebbe nei ragazzi un rapporto più sereno e costruttivo.
La seconda mamma o il secondo papà sarebbero paragonabili ad una funzione “putativa” con la chiarezza che essa non implica nessuna penalizzazione affettiva o nulla viene tolto al genitore naturale.
Se gli adulti riuscissero ad evitare di dimostrarsi come degli adolescenti cresciuti, forse tale soluzione farebbe diminuire la sofferenza che i ragazzi vivono comunque durante la separazione. Per fare ciò occorre però maturità da parte dell’adulto che deve evitare di usare i ragazzi come merce di scambio, mettendoli sotto inchiesta oppure utilizzandoli come palline da ping-pong.
Dice Mario: “Quando ritorno a casa della mamma, dopo essere stato col papà, subisco un interrogatorio: con chi sei uscito? C’era anche lei? Tu devi dire a tuo padre che vuoi stare solo con lui, e così via. Ciò mi mette in difficoltà perché io mi trovo bene anche con la nuova compagna di papà”.  
Così Marialuisa: ”Io mi trovo bene con mamma e col suo compagno, ma devo mentire con papà perché, con le domande che mi fa sento che è geloso del nuovo rapporto che è nato”.
I ragazzi hanno il diritto di essere amati come figli, ma senza ripicche poiché, che lo si voglia o no, la nuova famiglia potrebbe anche rappresentare una soluzione alla ferita della separazione che può essere rimarginata solo con la saggezza degli adulti. Da un evento difficile e doloroso potrebbe anche nascere qualcosa di positivo purché gli adulti sappiano agire con buon senso. Del resto, se è avvenuta una separazione vuol dire che qualcosa non andava.
San Giuseppe ci insegna che anche nei padri putativi c’è un cuore che batte, di paura e di ansia per il nuovo compito; ma se la separazione non subirà interferenze negative da parte di “consiglieri affrettati”, come parenti, amici o solo conoscenti, la nuova famiglia potrebbe lenire la ferita, perché di ferita si tratta e il miglior ”cerotto” è l’amore dei genitori sia naturali sia acquisiti.

Evi Crotti
Psicopedagogista, scrittrice ed esperta dell’età evolutiva

Il Giornale.it

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