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A ogni bambino il suo sport

Non so se qualche volta abbiate seguito le partite di calcio dei campionati giovanili. Io sì e a centinaia, avendo felicemente errabondato al seguito di mio figlio, dai campionati dei pulcini sino agli allievi. È in quei tempi che ho scoperto come il problema non sia offrire ai propri consanguinei la possibilità di fare sport, qualunque sia quello che amano. Il problema è allenare i genitori a fare i genitori anche quando i propri rampolli praticano l’attività fisica.

Il campionario di umanoidi è terrorizzante, per i bimbi, ma anche, soprattutto, per il futuro della specie. Quelli che litigano con l’allenatore perché esclude il ragazzo dalla formazione titolare, ignorando il fatto che sia il nuovo Ibrahimovic e tale diventerà per rendere ricchi il padre e la madre che amorevolmente lo hanno cresciuto a tale scopo. Quelli che litigano con gli altri genitori perché i figli degli uni e degli altri non fanno la diagonale e non sanno che cosa sia il 4-4-2. Quelli che rimbambiscono il ragazzo con tabelle di allenamento che manco Mourinho si sognerebbe di adottare. Quelli che insultano l’arbitro perché non ha visto un fuorigioco. Quelli che bestemmiano. Quelli che lanciano improperi razzisti contro gli avversari dei propri figli e, magari, anche contro i compagni dei propri figli.

E non pensiate che il fenomeno sia di stampo squisitamente calcistico. Macché. Buttatevi sul nuoto o sulla pallavolo o sul basket e vi ritroverete nello stesso mondo. Un mondo di fessi che si credono furbi, di ottusi egoisti ottenebrati dai reality. E che non sanno che cosa sia l’amore per i propri figli.


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